Volume: Etica - Economia - Società
E' uscito il volume "Etica - Economia - Società. Sistemi sociali ed
economici in transizione", a cura di Roberto Veraldi (Edizioni
Universitarie Romane, Roma).
Simoncini, De Simone, Spinosa, Vardanega, Veraldi.
E' uscito il volume "Etica - Economia - Società. Sistemi sociali ed
economici in transizione", a cura di Roberto Veraldi (Edizioni
Universitarie Romane, Roma).
Oggi è l’8 marzo, e non posso fare a meno di pensare a quante stasera andranno a festeggiare con le amiche, magari con uno spettacolo di spogliarello maschile. Permesso per uscire con le amiche, solo una volta l’anno (e non lo dico per dire: conosco donne che devono chidere il "permesso" di uscire ai mariti).
Non è che voglio fare la moralista. Anzi, sì: un po’ di moralismo, nel giorno in cui si ricordano le operaie morte nell’incendio di un cotonificio americano, ci può anche stare.
In nessun caso, il lavoro avrebbe reso libere quelle donne: normalmente, infatti, le retribuzioni non solo erano più basse di quelle degli uomini, ma venivano consegnate direttamente alle famiglie - di solito quelle di origine, perché ci si aspettava da loro che lasciassero il lavoro una volta sposate.
Ancora oggi, le retribuzioni delle donne sono più basse di quelle degli uomini, per tante ragioni: perché le donne fanno meno straordinari e fanno meno carriera, o perché semplicemente a parità di mansioni effettivamente svolte, hanno contratti che le penalizzano. Ed ancora oggi, moltissime donne in Italia trovano convenienza (o sono costrette) a lasciare il lavoro quando hanno dei figli.
Ma il dato più inquietante è che in Italia abbiamo – nello stesso tempo – una scarsa presenza di donne sul mercato del lavoro ed una bassa natalità. Certamente, è difficile mettere su famiglia con un solo stipendio. Ma più probabilmente questo dato riflette il peso del lavoro nero, nelle sue svariate forme: dal sommerso, ai vari escamotages sulla busta paga. Capita ad esempio che il netto effettivamente percepito non sia quello dichiarato in busta paga; o che, a fronte di un contratto “part-time”, si lavori a tempo pieno.
Ovvio che a queste condizioni se devi pagare dai 300 ai 600 euro al mese di nido, ammesso che non ti abbiano già licenziato con qualche scusa, lasci il lavoro. Del resto – come ci ricordano i teorici della decrescita – il lavoro domestico produce tanto reddito: peccato che con i pomodori dell’orto non ci paghi le bollette.
Anche quando si parla di aborto, si omette di ricordare che ad abortire sono sempre di più donne sposate che hanno figli (non otto, ma uno o due), e le donne straniere, che rischiano di perdere lavoro e permesso di soggiorno. Roba da Corte Europea, detto molto francamente.
Persino le donne che svolgono lavori a più elevata qualificazione sono penalizzate dall’assenza di servizi e politiche per la famiglia, e sono dunque costrette a scegliere fra carriera e famiglia. Una recente proposta di modifica della normativa sugli avanzamenti di carriera all’università – per fare un esempio che mi è più vicino – è (nei fatti, anche se non sulla carta) discriminatoria nei confronti delle donne (e degli uomini) con figli: se dovesse essere approvata in via definitiva, in caso di avanzamento di carriera, di tre ricercatori in servizio presso una sede universitaria, ben due dovrebbero cambiare sede.
Proposta più che giusta, volta a favorire la mobilità e a scoraggiare carriere troppo localistiche, ma … Come potranno cambiare sede donne e uomini sui 35-40 anni con figli in età scolare? Quali servizi avranno a disposizione? Conoscendo i legislatori, è chiaro che ancora una volta, il modello di riferimento è quello di un uomo giovane (28-30 anni), abbiente di famiglia, non sposato oppure sposato con casalinga.
Per le donne, anche qui, o famiglia o lavoro. E la libertà di andare agli spettacoli di spogliarello l’8 marzo. Auguri.
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BERGER P.L., LUCKMANN T.
Lo smarrimento dell'uomo moderno
Collana "Voci"
pp. 136, € 10,00
978-88-15-13409-7
anno di pubblicazione 2010
in libreria dal 25/02/2010![]()
Le società moderne sembrano contrassegnate dall'incapacità di elaborare significati condivisi, e perciò di assicurare coesione. Le istituzioni che in passato se ne facevano carico - famiglia, scuola, chiesa, stato - appaiono ormai inadeguate ad assolvere queste funzioni, condannando l'individuo a un angoscioso isolamento e sconcerto. Ma è una diagnosi fondata, oppure una mera riformulazione dell'"eterno lamento" per un mondo paventato come vacillante solo perché le nostre opere sono caduche e la nostra esistenza irrevocabilmente segnata dalla finitezza? Ne ragionano, in modo lucido e pacato, Berger e Luckmann, due grandi veterani della riflessione sull'uomo e sulla società.
Peter L. Berger e Thomas Luckmann sono tra i maggiori scienziati sociali contemporanei. Il Mulino ha pubblicato la loro opera più importante, "La realtà come costruzione sociale" (1969).
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PRESENTAZIONE VOLUME
“The Italian Way. Food & Social Life”
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Università di Roma "La Sapienza"
Facoltà di Sociologia
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nuovo incontro del ciclo di seminari "Studiare l'immigrazione".
Melissa Blanchard
"Donne senegalesi immigrate a Marsiglia: traiettorie sociali e carriere professionali".
martedì 23 febbraio - ore 18:00
Trento - Facoltà di Sociologia
via Verdi 26 (Sala riunioni - secondo piano), a partire dalle ore 18:00.
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"Si dice sempre che i media tradizionali siano minacciati da queste fonti alternative. Ma quale lettura del mondo si ha attraverso Facebook e Twitter?", si è chiesto il direttore di France Info, Philippe Chaffanjon. Si è fatto la domanda e si è dato una risposta. Almeno ci ha provato, attraverso un esperimento estremo di informazione online: cinque reporter rinchiusi per una settimana in una casa di campagna della Francia del Sud, con accesso solo a Twitter e Facebook. L'esperimento, "Huis clos sur le Net" è andato in onda dall'1 al 5 febbraio: i risultati andavano seguiti in diretta sulle emittenti interessate: ogni sera c'era il notiziario dei reclusi con unica fonte i due social networks. Un sommario bilancio dell'esperimento ce lo hanno offerto Le radios francophones publiques, France info, Lsdi e Pino Bruno in Italia
[Il grande fratello del giornalismo].
L'idea è apparsa interessante alla redazione di comuniclab.it, e cinque studenti di Scienze della Comunicazione di Roma hanno iniziato un esperimento simile.
Facebook sembra agli sperimentatori più promettente di Twitter (sic!): e alla fine, si scopre che su Facebook non ci sono notizie, ma inutili scemenze.
E io che invece mi pensavo ...
Il diario:
Aggiornamento del 24 febbraio:
Una delle sperimentatrici conferma di aver trovato più informativo Facebook di Twitter (http://bit.ly/bla917): forse l'esperimento non prevedeva la possibilità di iscriversi agli accounts dei principali quotidiani nazionali e dei canali televisivi, e quella di seguire i links?
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L'immagine illustra illustra il Pil pro capite nel 2007, rispetto alla media dei 27 paesi (=100), delle venti regioni più ricche e delle venti regioni più povere.
L'Italia, nel suo complesso si colloca intorno alla media europea (103,4), ma Campania, Puglia, Calabria e Sicilia hanno valori inferiori ai 70. Il report completo in pdf: http://epp.eurostat.ec.europa.eu/cache/ITY_PUBLIC/1-18022010-AP/EN/1-18022010-AP-EN.PDFPer un elenco delle regioni europee, vedi http://ec.europa.eu/eurostat/ramon/nuts
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Adam Pańczuk – Karczeby (2008-2009)
“In one of the dialects spoken in the east of Poland, which is a mixture of Polish and Belorussian, people strongly attached to the soil they had been cultivating for generations were called ‘Karczeby’. With their bare hands Karczeby cleared forests in order to grow crops. The word karczeb was also used to describe what remains after a tree is cut down — a trunk with roots, which remains stuck in the ground. This also applied to people — it was not easy for the authorities to root them out from their land, even in the Stalinism times. The price they paid for their attachment to their soil was often their freedom or life. After death, buried nearby their farmland, a karczeb himself became the soil, later cultivated by his descendants.”
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Sulla base della rilevazione campionaria sull'attività alberghiera l'Istat comunica che dal 23 dicembre 2009 al 6 gennaio 2010 negli alberghi italiani si è verificato, un aumento dell'1,6 per cento negli arrivi ed un calo dell'1,3 per cento nelle giornate di presenza rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.Per la clientela italiana si è registrata, nel confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente, una crescita dell’1,6 per cento degli arrivi ed una diminuzione del 2,3 per cento delle presenze. Per la clientela straniera vi è stato un aumento dell’1,8 per cento degli arrivi e dell’1,1 per cento delle giornate di presenza.
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