Appunti di Sociologia

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Huis clos sur le Net - Italian edition

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"Si dice sempre che i media tradizionali siano minacciati da queste fonti alternative. Ma quale lettura del mondo si ha attraverso Facebook e Twitter?", si è chiesto il direttore di France Info, Philippe Chaffanjon.  Si è fatto la domanda e si è dato una risposta. Almeno ci ha provato, attraverso un esperimento estremo di informazione online: cinque reporter rinchiusi per una settimana in una casa di campagna della Francia del Sud, con accesso solo a Twitter e Facebook.

L'esperimento, "Huis clos sur le Net" è andato in onda dall'1 al 5 febbraio: i risultati andavano seguiti in diretta sulle emittenti interessate: ogni sera c'era il notiziario dei reclusi con unica fonte i due social networks. Un sommario bilancio dell'esperimento ce lo hanno offerto Le radios francophones publiquesFrance info, LsdiPino Bruno in Italia

[Il grande fratello del giornalismo].

L'idea è apparsa interessante alla redazione di comuniclab.it, e cinque studenti di Scienze della Comunicazione di Roma hanno iniziato un esperimento simile.

Facebook sembra agli sperimentatori più promettente di Twitter (sic!): e alla fine, si scopre che su Facebook non ci sono notizie, ma inutili scemenze.

E io che invece mi pensavo ...

Il diario:

Aggiornamento del 24 febbraio:

Una delle sperimentatrici conferma di aver trovato più informativo Facebook di Twitter (http://bit.ly/bla917): forse l'esperimento non prevedeva la possibilità di iscriversi agli accounts dei principali quotidiani nazionali e dei canali televisivi, e quella di seguire i links?

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Prima il grammofono ... e adesso pure i social networks!

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Questa me l'ero tenuta per dopo le feste. Sulla scia delle polemiche - giornalistiche e televisive soprattutto - sugli effetti dei social network nel ridefinire relazioni sociali ed amicizia, Giovanni Boccia Altieri ha pubblicato un post di fine d'anno non solo interessante, ma davvero divertente. Traggo questa citazione:

Non posso fare a meno di pensare alla mamma di Robertino in "Ricomincio da Tre", quando attribuiva le cause di tutti i mali del mondo all'invenzione del grammofono e della minigonna:

Ma voglio anche ri-citare la battuta di Altan ricordata da Zambardino

Figlio in poltrona alla tv, padre in piedi:

Padre: sempre lì a rincoglionirti con la televisione, veh?

Figlio: tutta invidia, perché te ti sei dovuto rincoglionire con la radio.

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Giancarlo Carniani: il Revenue Management dopo la crisi

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Scrive Giancarlo Carniani a proposito dell'incertezza introdotta nel mercato del turismo dalla crisi da una parte, e dalla diffusione dei social media dall'altra:

Revenue non significa niente di per sé. Sono tecniche, diversissime, per arrivare a stabilire tariffe e strategie secondo gli scenari previsti.

E qui sta il problema…Gli scenari cambiano troppo rapidamente e si sono aggiunti argomenti e variabili che è impossibile ignorare: il social media marketing e la reputation online.

L’impatto della ‘conversazione’ online sta rivoluzionando anche le strategie di revenue. Sul web ormai si trova il ‘reference price’ per qualsiasi cosa, dai voli agli alberghi, ed è indubbio il suo peso nella scelta di una destinazione.

Se poi non si tiene sotto continuo controllo la ‘reputation’ è assolutamente inutile fare una previsione accurata: non funzionerà.
Siamo quindi ad una svolta e niente sarà come prima.

Volete continuare a fare Revenue?

Non vi basta più un buon software ed un buon channel manager, vi serviranno anche strumenti dedicati di benchmarking ed analisi della concorrenza e dovrete presto dotarvi di analizzatori di Social Media e brand reputation.

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World Map of Social Networks (dicembre 2009)

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L'aggiornamento della mappa dei social networks nel mondo già proposta nel Vinco's Blog a giugno

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Forrester: The Data Digest: Social Media - Boys vs Girls

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Twitter e la morte di Mike Bongiorno

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da tecnoetica.it

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"Think Social" seeks writers and contributors

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ThinkSocial.org seeks contributors and writers studying or involved in the world of social media within the public sector.

ThinkSocial seeks to find writers and contributors that would like to add to, recognize and challenge the sphere of social media within the public sector. Our contributors may range from active participants in the field to writers with a sustained curiosity for the world of social media.

We encourage you to pitch an idea, no matter how big or small, and share your knowledge and your thoughts.

Please keep in mind that this is a collaborative and educational tool for inspiration and recognition. Make sure your writing is not inflammatory, derogatory or disrespectful to third parties.

Here is How:
Submit your idea, article, link or analytics with a quick description (75 words or less) or logline (2 sentences) of your proposed blog entry.

Please include your proposed word count (try to keep it within 300 – 750 words per entry).

Await approval from the ThinkSocial Team.

Submit your approved piece, providing embedded links, videos, photos or works cited within your entry, along with a brief bio (within 150 words) and a small headshot (around 300 dpi).

Please send all pitches to toby@think-social.org or simply complete the form in the contact section of this site.

 

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GoodMorning!

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I "good morning" tweets in giro per il mondo (via @AlbertoNardelli)

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Non-profits leading the way in use of social media

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In June 2009 the University of Massachusetts Dartmouth Center for Marketing Research completed a longitudinal study on the usage of social media by United States charities. The study compared organizational adoption of social media in 2007 and 2008 by the 200 largest charities in the United States as compiled annually by Forbes Magazine. The results?

This new research shows that charitable organizations are still outpacing the business world and academia in their use of social media. In the latest study (2008) a remarkable eighty-nine percent of charitable organizations are using some form of social media including blogs, podcasts, message boards, social networking, video blogging and wikis. A majority (57%) of the organizations are blogging. Forty-five percent of those studied report social media is very important to their fundraising strategy. While these organizations are best known for their non-profit status and their fundraising campaigns, they demonstrate an acute, and still growing, awareness of the importance of Web 2.0 strategies in meeting their objectives.

You can download a copy of the research either as a PDF or a DOC at the link below:

Still Setting the Pace in Social Media: The First Longitudinal Study of Usage by the Largest US Charities

 

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Politica e media: (social) change happens

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Lo sappiamo tutti, ha cominciato Obama. È diventato un idolo perché giovane, bello, idealista e onnipresente sul web. Non dico che sia diventato Presidente per questo, ma di certo è amato in tutto il mondo, e questo per gli Usa potrà significare molto nei prossimi difficili anni, in termini di condivisione dei valori, sostegno e legittimazione della leadership. Il (bellissimo) video "Yes we can" lanciato su YouTube ha recentemente vinto l'Emmy; la sua pagina su FaceBook conta ad oggi 6.410.418 sostenitori di tutto il mondo; su Twitter conta - sempre ad oggi - 1.529.721 "followers" (la Cnn ne ha 1.948.695; il New York Times 1.182.727; Al Gore 1.072.676). Così, la notizia della riduzione dei prezzi dei medicinali per gli anziani - non proprio un tema di rilevanza mondiale - lanciata proprio su Twitter, è stata cliccata 11.634 volte e "retwittata" 50.

Ma sono cose "vecchie", ed il cambiamento esplora nuovi territori. Il rilievo del tema sociale nell'agenda politica del Presidente sembra andare di pari passo con l'uso e l'empowerment dei social-networks, e non solo quelli "virtuali". Michelle Obama ha recentemente inviato un video-messaggio speciale su All for Good, un motore di ricerca realizzato da Google in grado di restituire a ogni cittadino statunitense le informazioni sulle attività di volontariato che si tengono nella sua area residenziale (leggi su questo l'esauriente articolo di Webnews.it). Un motore di ricerca sostenuto dalla Casa Bianca, ma open e non gestito dal governo (le associazioni e persino i gruppi "informali" possono registrarsi con relativa facilità), al quale rivolgersi per trovare volontari ai quali unirsi, o chiedere aiuto.

Perché "la distanza non è morta" (leggi il post di "Moto browniano"), ed il web 2.0 può arricchire ed accrescere le reti "reali" (vedi Berra, Sociologia delle reti telematiche, Laterza).

Il rapporto fra politica e media, da parte sua, non è interessante in quanto rapporto fra il politico di turno e i mezzi di comunicazione, ma in quanto rapporto fra politica e società "reale", che si realizza appunto attraverso i media.

In Italia, lo abbiamo visto nel "caso Serracchiani": «La novità è che non sono più i vertici di partito a creare gli interlocutori, o non sono più solo loro. E come si nota, gli stessi vertici di partito non hanno in grande simpatia quanto sta accadendo, perchè è un modello che incrina abbastanza la tendenza di tutte le organizzazioni alla conservazione» (come osserva nel suo blog Gratteri). La rete "virtuale" - con la sua logica orizzontale - modifica cioè quella "reale", con conseguenze sulle dinamiche "verticali" che è prematuro tentare di analizzare.

Nel Regno Unito, ad esempio, lo scandalo dei rimborsi impegna i politici a recuperare il rapporto con i cittadini, più che con i media. E la differenza la fa la capacità di sfruttare al massimo le potenzialità "sociali" ed interattive del web 2.0, la sua (apparente) immediatezza, la sua velocità ed appunto la sua "orizzontalità". Così, non solo su Twitter c'è DowningStreet, per seguire quello che accade "in casa" del Primo Ministro, ma alcuni giornalisti e politici hanno dato vita al progetto tweetminster.com "the place where real life and politics tweet". Il sito mostra gli aggiornamenti dei politici-twitters che hanno aderito al progetto: Laburisti, Conservatori, Liberal-democratici, componenti del governo (Westminster), candidati. Inoltre, il sito mette a disposizione una serie di applicazioni per sapere - ad esempio - quali sono i temi più spesso affrontati nei twits.

Per curiosità, sono andata subito a controllare se i componenti del governo consentono ai followers di rispondere ai messaggi, per inviare commenti e domande. La risposta è sì.

Qualche lettura (in italiano):
G. Granieri, Umanità accresciuta: come la tecnologia ci sta cambiando, Laterza (2009), P. Lévy, Cyberdemocrazia, Mimesis (2008) - M. Berra, Sociologia delle reti telematiche, Laterza (2007), D. Pitteri, Democrazia elettronica, Laterza (2007) - S. Bentivegna, Campagne elettorali in rete, Laterza (2006) - S. Bentivegna, Politica e nuove tecnologie della comunicazione, Laterza (2005) - M. Galleri, Partiti senza rete: la politica digitale, Lacalta (2004).

aggiornato il 5 luglio 2009

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