Intervallo latino: gli effetti dell'ozio e dell'isolamento
P. Scipionem, Marce fili, eum, qui primus Africanus appellatus est, dicere solitum scripsit Cato, qui fuit eius fere aequalis, numquam se minus otiosum esse, quam cum otiosus, nec minus solum, quam cum solus esset. Magnifica vero vox et magno viro ac sapiente digna; quae declarat illum et in otio de negotiis cogitare et in solitudine secum loqui solitum, ut neque cessaret umquam et interdum conloquio alterius non egeret. Ita duae res, quae languorem adferunt ceteris, illum acuebant, otium et solitudo. Vellem nobis hoc idem vere dicere liceret, sed si minus imitatione tantam ingenii praestantiam consequi possumus, voluntate certe proxime accedimus.
Catone che fu quasi suo coetaneo - o figlio Marco - scrisse che Scipione, che per primo fu chiamato Africano, era solito dire che non era mai meno in ozio di quando era in ozio, né meno solo di quando era solo. Davvero un'affermazione magnifica e degna di un uomo grande e sapiente; che mostra come egli fosse solito pensare agli affari pubblici quando era in ozio e parlarne quando era solo, cosicché non interrompeva mai e non gli mancava mai il dialogo con un altro. E' così che veniva stimolato da due due cose che portano agli altri debolezza, l'ozio e la solitudine. Vorrei che fosse vera anche per noi questa stessa affermazione, ma se con l'imitazione non ci è possibile conseguire pienamente tanta eccellenza d'ingegno, con la volontà certo ci avviciniamo moltissimo.
Dedicato ovviamente ai bloggers "fancazzisti".