L'Italia fatta in casa
Così, ieri sera, Ichino a Porta a Porta ci ha spiegato che la famiglia fa male all'Italia. Sì, perché il ruolo pervasivo della famiglia nella società italiana ha indubbie «controindicazioni, in particolare per la condizione della donna, per il sistema educativo, per il mercato del lavoro e per la struttura del welfare state» (cito un brano del libro L'Italia fatta in casa, che non ho ancora letto, riportato nella voce.info). Non solo invece del welfare abbiamo la famiglia, ma i costi di questo welfare fatto in casa gravano tutti sul lavoro femminile: oltre al lavoro domestico, la cura di bambini, anziani, e disabili; ed ora, anche il sostegno alle famiglie nuove, che con i nuovi lavori ed i nuovi redditi non potrebbero sopravvivere.
Ditelo a me: qui niente tempo pieno e niente scuolabus. E tante le mamme (giovani) che ti assicurano che è molto meglio così, che i figli devono stare in casa, magari con le nonne a guardare la tv, ma in casa. La cattiva abitudine dell'autonomia va stroncata sin dalla più tenera età: non ti sporcare, non ti rovinare le scarpe ... non ti muovere. Bambini lindi e infiocchettati a fine giornata: roba da non credere.
Ed io che non ho nonne a cui appoggiarmi, perché - udite udite - mi sono spostata oltre i 10 km che separano mediamente le nuove famiglie da quelle di origine (senza andare all'estero dove ci sarebbero stati i servizi), ho una vita che si riduce a casa e lavoro. E certo mi viene da sospirare se penso al quoziente familiare: quante amiche non hanno figli, e - oltre ad avere il tempo libero - hanno persino i soldi da spenderci. Io nel tempo libero mi posso fare una bella passeggiata, e respirare un po' d'aria fresca.
D'altra parte, chi ha figli e si appoggia alla mamma risparmia non solo di baby-sitter e/o doposcuola, ma persino di spesa alimentare: perché in tante cenano ancora dai genitori con marito e figli. Poi si prendono i panni stirati e tornano nelle loro case intonse. Non hanno bisogno neanche della colf.
Ma non farei mai il cambio: quando sento persone adulte che devono ancora chiedere il permesso a qualcuno per andare al cinema, mi dico "Al diavolo! Preferisco essere sepolta viva e pagarmi la mia autonomia!"
(Nota: Invece che "persone adulte" avevo scritto "donne": ma pensare a "persone adulte che chiedono il permesso" invece che a "donne che chiedono il permesso" fa più impressione, no?).
Meglio non rinunciare alle comodità, meglio non trovarsi in una situazione difficile che ad un certo punto costringerebbe a cercare soluzioni alternative. Dal punto di vista del singolo, questo è perfettamente comprensibile. Sarebbe pura follia andarsi volontariamente a mettere nella situazione più complicata, non per insegnare all'università (come è successo a me), ma per andare in fabbrica o a fare la commessa ...
Ma dal punto di vista del sistema - quello che Ichino fa suo - questo è uno dei tanti meccanismi che ingessano il paese. Nessuna mobilità geografica, ad esempio: conviene restare senza lavoro entro i 10km che spostarsi per andare a guadagnare 1000 o 1200 euro. Mentre con 1200 euro al mese non ce la fai proprio a vivere lontano dalla mamma, ce la fai benissimo con 500 euro guadagnati al nero, o con lavori di fortuna, e con la famiglia di origine che ti fa da ammortizzatore sociale. Magari non riesci lo stesso ad andare al cinema, ma in piazza incontri gli amici e fai quattro chiacchiere, oppure te la spassi a litigare in casa con la cognata antipatica.
Il problema ovviamente non è la famiglia in quanto tale, e nemmeno il mammismo italiota, ma una politica dell'immobilismo che le classi dirigenti (non solo i politici!) hanno praticato per tanti anni. Un po' per convincimento ideologico, un po' perché c'era sempre di meglio in cui spendere i soldi che non per welfare, scuola, servizi e famiglie.
In ogni caso - ed è quello che pensavo ascoltando Ichino - se allo stato attuale delle cose il ragionamento ci porta puntualmente a contrapporre la logica delle persone a quelle del sistema (vedi anche Il merito e l'appartenenza), c'è da chiedersi se - oltre allo stato delle cose - non sia da cambiare anche qualche categoria di quelle in uso nelle scienze sociali ed economiche. Le facce interdette dei presenti - sospesi fra buon senso e bene comune, come penso quelle di molti telespettatori - erano un indizio sul quale riflettere
Leggi anche - in inglese, e riferiti al contesto statunitense - le recensioni di SocProf dei volumi The Myth of Individualism e The Meritocracy Myth