Filed under: academic sociology

Il boom mondiale delle scienze sociali

Évolution du nombre de journaux (en milliers)

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Évolution des langues utilisées dans les publications en sciences sociales

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via scienceshumaines.eu

Interessante articolo sul ruolo crescente di alcuni paesi emergenti nel campo delle scienze sociali - a fronte di una indiscussa centralità dei paesi occidentali (primo grafico).

Personalmente sottolineerei, nel secondo grafico, il vistoso calo delle pubblicazioni in italiano. Pubblichiamo di più in inglese? Speriamo.

Lettera aperta di Giovanni Boccia Altieri ad Alessandro Baricco: discussioni pubbliche sui barbari?

La ragione per cui le scrivo è perché oggi mi sento direttamente chiamato in causa. Lei infatti scrive:

Solo quarant’anni fa questi dibattiti di idee si facevano nelle accademie, e li facevano i filosofi, gli antropologi, i sociologi. Come mai adesso loro tacciono, smarriti, e noi, scrittori-giornalisti, ci troviamo bene o male ad accompagnare la riflessione collettiva su temi così importanti su carta che l’indomani involtola l’insalata o su riviste che ci mettono in copertina tutti belli ritoccati, manco fossimo degli attori?

Le scrivo perché sono sociologo e proprio di queste cose mi occupo e ne parlo. Quotidianamente. Senza sottrarmi. E come me lo fanno molti colleghi sociologi e di altre discipline – anche se, mi si permetta, forse mantenere confini così netti ha a che fare con una modernità che sta sparendo. Io e loro non tacciamo smarriti. Fare ricerca sulla mutazione e sui barbari, scriverne, discuterne prende parte della nostra attività quotidiana. E lo facciamo, praticamente, nell’assenza di finanziamento da parte dello Stato che alla ricerca oggi riserva pochissimo ma con la certezza che sia il modo per interpretare il presente e per costruire mappe per aiutare chi si sente smarrito.

Allora mi sono chiesto: da dove viene la nostra invisibilità?

Immagino che la questione sollevata da Baricco e Scalfari sia destinata ad avvincere il grande pubblico, tenendo tutti inchiodati ai quotidiani.

Comunque: 1) Già il fatto stesso che si decida di usare l'espressione "barbari" mi pare precluda qualsiasi analisi - se non razionale, almeno ragionevole; 2) sul ruolo dei sociologi, riconoscerei quantomeno una ragione a Baricco: comunque la si metta, quattro gatti (sia pure dialoganti) sul web, non penso siano in grado di incidere sul dibattito pubblico.

Certo Baricco se li potrebbe andare a leggere ...

Il posto delle scienze umane e sociali secondo Wieviorka

Mentre in Italia la riforma del liceo delle scienze umane - e più in generale della scuola superiore - non pare suscitare grandi reazioni da parte del mondo accademico, qualche giorno fa Michel Wieviorka (direttore dell'Ecole des Hautes Études en Sciences Sociales e presidente dell'Associazione Internazionale di Sociologia) è intervenuto sulla riforma dei licei in Francia, esprimendo preoccupazione non solo per la riduzione del numero di ore di insegnamento della storia, ma anche per il progressivo declino delle scienze umane e sociali in Francia.

L'intervista a Le Monde affronta in particolare la questione dell'utilità delle scienze umane, punto sul quale si è sviluppata l'opposizione del mondo accademico e dei movimenti studenteschi nei confronti di riforme che - in Francia come in Italia - tendono a privilegiare i corsi di studio e gli insegnamenti meglio spendibili sul mercato del lavoro.

Se l'orizzonte è solo la ricerca, le prospettive sono scarse. Molti si ritrovano con un dottorato di ricerca a svolgere lavoretti con contratti di breve durata. Eppure, abbiamo bisogno di persone preparate nelle scienze sociali ovunque! Nei sindacati, ONG, associazioni, servizi sociali, nel sistema ospedaliero, nel settore militare, nell'editoria, nei media, nella pubblicità, ecc.

A questo proposito, e come accaduto già a proposito dell'affaire foulard, Wieviorka è piuttosto severo con i sociologi accademici:

Ci sono, schematicamente, tre concezioni del nostro ruolo nella vita pubblica. Alcuni si propongono come esperti. Sono al servizio di imprenditori, attori politici o sindacali, ONG ...

Altri si rifiutano di farlo e vogliono essere solo critici, ipercritici - una posizione radicale, lontana da qualsiasi atteggiamento costruttivo, e alla quale i media sono affezionati: a loro piace il sospetto, la denuncia. Queste due posizioni rappresentano la maggioranza dei punti di vista. Ma un terzo punto di vista, meno diffuso e nel quale mi riconosco, auspica che la ricerca produca conoscenze che, pur avendo una dimensione critica, possano anche essere utili.

L'incapacità di entrare in contatto con i problemi reali della società e quindi anche con le richieste del mercato è - a mio avviso - uno dei segnali del declino culturale di discipline che dovrebbero distinguersi da altre (la filosofia ad esempio) per capacità di analizzare ed interpretare empiricamente la realtà.

Questa incapacità, oltre ad esporle ai tagli più penalizzanti da parte dei governi (non solo dei nostri, come si vede), le mantiene distanti dai nodi focali dei mutamenti sociali e culturali in atto, marginalizzandole di fatto nel dibattito pubblico.

Riflettere sul ruolo delle scienze umane e sociali mi pare insomma la cosa più utile che si possa fare, tanto per comprendere (criticamente) le tendenze in atto, quanto per individuare per esse un posto attivo nella società.

Vedi anche i posts: La sociologia scompare anche dai licei delle scienze umane - Morale, razionalità e scienze sociali - Aggiornamenti sul Liceo delle Scienze Umane

Aggiornamenti sul Liceo delle Scienze Umane

Il giorno martedì 24 Novembre, in rappresentanza del gruppo “Docenti A036”, i coordinatori nazionali Damiano Cavallin e Luciano De Giorgio sono stati auditi dalla Settima Commissione di Camera e Senato che sta esaminando gli schemi di regolamento dei nuovi licei, istituti tecnici e professionali. Riportiamo il contenuto del loro intervento.
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Onorevole Presidente
Onorevoli Deputati

Vi ringraziamo per questa importante opportunità che ci consente di porre alla Vostra attenzione alcuni nodi problematici relativi alla struttura del nuovo liceo delle scienze umane.
Il bisogno di coniugare la tradizione dei nostri licei con le nuove esigenze della modernità non può che passare attraverso una piena valorizzazione delle scienze umane.[...]
Per questo ci stupisce che nel nuovo liceo delle scienze umane le discipline caratterizzanti subiscano una così forte riduzione e che l’insegnamento della filosofia, da sempre assegnato negli ex magistrali ai docenti delle discipline di indirizzo, venga ora loro sottratto.

Il nuovo liceo delle scienze umane
La riforma oggi in discussione rappresenta per il nostro paese un’occasione fondamentale: si pone finalmente ordine all’interno delle numerose sperimentazioni esistenti e si riconduce il carico orario ed il numero delle discipline ad una dimensione adeguata e sostenibile. I quadri orari dei nuovi licei appaiono in linea con queste finalità, tutelando i percorsi didattici più diffusi e consolidati. Fa eccezione, tuttavia, il liceo delle scienze umane, che riduce radicalmente (fino al 60%) il peso delle discipline caratterizzanti [...].
Il nuovo liceo delle scienze umane si articolerà in due opzioni:
- l’opzione base, che dovrebbe recepire l’eredità del liceo socio-psico-pedagogico, la sperimentazione ex-magistrale oggi più diffusa, concentrandosi sulla persona, sulla mente, sul suo sviluppo e sulla sua formazione
- e l’opzione economico-sociale, che subentrerà invece alle numerose sperimentazioni del liceo delle scienze sociali, nel quale è stato abbandonato l’insegnamento del latino per concentrarsi maggiormente sullo studio del gruppo, della comunità e della società contemporanea

Liceo delle scienze umane - opzione base
L’obiettivo prioritario del primo indirizzo, secondo l’allegato A del nuovo regolamento, è: “conoscere i principali campi di indagine delle scienze umane e collegare, interdisciplinarmente, le competenze specifiche della ricerca pedagogica, psicologica e socio-antropologico-storica
Le discipline che dovrebbero caratterizzarlo sono dunque:
- la psicologia, che permette di conoscere la mente umana dal punto di vista cognitivo, sociale, evolutivo e clinico
- la sociologia, che sviluppa una conoscenza della complessa realtà che ci circonda;
- la pedagogia, che propone la storia dei diversi modelli educativi, affrontando alcuni temi rilevanti per l’educazione attuale.

Il quadro orario proposto, però, non appare coerente con l’intento dichiarato.

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