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Call for papers: Stranieri in Italia (Istituto Cattaneo)

Stranieri in Italia

Call for papers

L’Istituto Cattaneo promuove la pubbli­ca­zione di una serie di volumi dedicati alle ricerche empiriche sull’immigrazione stra­niera in Italia.

A oggi sono usciti sei volumi: Assimilati ed esclusi (2002); Un’immigrazione normale (2003); Migrazioni globali, integrazioni locali (2005); Reti migranti (2006), Trent’anni dopo (2008), La generazione dopo (2011), tutti pubblicati dal Mulino. La serie si è rapidamente affermata come un punto di riferimento per tutti coloro che fanno ricerca empirica sull’immigrazione in Italia.

È aperta la selezione per i contributi del prossimo volume la cui pubblicazione è prevista all’inizio del 2013. L’invito a partecipare alla selezione è ri­vol­to ai ricercatori di tutte le scienze so­ciali. Non vi è da parte della redazione alcuna preferenza per particolari approcci metodologici o teorici, né per alcuni temi.

Il processo di selezione riguarda solo saggi inediti che si basano su ricerche empiriche e non siano stati sottoposti integralmente o per parti rilevanti per la pubblicazione ad altri editori o riviste.

La selezione dei contributi da pubblicare sarà affidata a un processo di peer review.

Una rete di esperti, italiani e stranieri, sarà chiamata ad esprimere un giudizio anonimo su ogni proposta di pubblicazione.

L’Istituto Cattaneo si impegnerà a far sì che ogni saggio sia valutato in modo anonimo, obiettivo e  imparziale. I giudizi, positivi o negativi, saranno comunque trasmessi agli autori dei saggi.

Tutti gli autori interessati a partecipare al processo di selezione dovranno inviare entro il 15 febbraio 2012 il proprio saggio al seguente indirizzo di posta elettronica:

sit2012@cattaneo.org

Nella mail andranno inclusi tre files: il primo contenente una copia del saggio, il secondo contenente una breve descrizione (abstract) della lunghezza massima di 30 righe, il terzo il semplice nominativo, l’indirizzo di posta elettronica e un recapito fisico dell’autore. Il formato di questi files deve essere word fino alla versione 2007 (.doc) o .rtf.

La versione finale dei saggi non potrà superare i 65.000 caratteri, spazi inclusi. Grafici e tabelle contano per lo spazio che occupano. I criteri redazionali e bibliografici saranno forniti agli autori dei saggi accettati contestualmente alla comunicazione dell’accet­ta­zione del contributo.

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Serie "Stranieri in Italia"
Fondazione di ricerca Istituto Carlo Cattaneo
Via Santo Stefano, 11 - 40125 Bologna
Tel. +39 051 235599 - Fax +39 051 262959

 

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Stranieri in Italia - CFP.pdf (21 KB)
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Summer School su Immigrati e Media

L’IMMIGRAZIONE IN ITALIA: RACCONTI MEDIALI ED ESPERIENZE REALI  A CONFRONTO
Università di Messina

A Santa Croce Camerina (RG) 11-17 Luglio 2011 il ciclo di lezioni e seminari diretto dal Prof. Carzo
http://www.cirsdig.it/summerschool/Summer_School/Presentazione.html

Cento tra giovani laureati, studenti e professionisti avranno la possibilità di fare un’esperienza unica grazie all’iniziativa progettata dal Prof. Domenico Carzo, ordinario di sociologia che ha promosso una Summer School di cui ha assunto la direzione. Il tema dell’edizione 2011 che si terrà a Santa Croce Camerina , in provincia di Ragusa, dall’11 al 17 luglio è di strettissima attualità: l’Immigrazione in Italia, racconti mediali ed esperienze reali a confronto. Il calendario di lezioni e seminari prevedono l’intervento di numerosi docenti che provengono da vari atenei italiani.

Si tratta dei professori: 

Lina Panella – Ordinario di Diritto Internazionale (Università di Messina), Giovanna Gianturco – Sociologia Generale (Università di Roma “La Sapienza”), Marco Centorrino – Sociologia della Comunicazione (Università di Messina), Maria Rita Bartolomei - Sociologia del Diritto (Università di Macerata), Francesco Pira - Sociologia dei Processi Culturali e Comunicativi (Università di Udine), Antonia Cava - Sociologia della Comunicazione (Università di Messina), Mariagrazia Salvo – Sociologia Politica (Università di Messina) e  Pietro Saitta – Sociologia Generale (Università di Messina)

“La Summer School  - ha spiegato il Prof. Carzo - è un progetto formativo in grado di realizzare un approfondimento scientifico in contesti speciali, luoghi lontani dai tradizionali circuiti formativi, combinando studio e momenti di benessere e relax. Un’occasione d’incontro e di formazione avanzata sulle problematiche cruciali legate all’immigrazione, con particolare attenzione alla costruzione mediale , una narrazione dell’immigrazione intesa, pertanto, come oggetto culturale”. 

Il progetto didattico si fonda, infatti, sulla correlazione tra lezioni tenute da qualificati relatori, visite guidate ai principali luoghi artistici del territorio e la partecipazione attiva degli studenti. Le lezioni frontali si terranno di mattina dalle 9:30 alle 13:30, i pomeriggi saranno dedicati a seminari d’approfondimento, ad esperienze attive sul campo ed ai percorsi turistici. Le iscrizioni si  chiuderanno il prossimo 31 maggio. 

Per maggiori informazioni scrivere una mail all’indirizzo: summerschoolme@gmail.com

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Bando Summer School 2011.pdf (107 KB)
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Seminario: Donne senegalesi immigrate a Marsiglia

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nuovo incontro del ciclo di seminari "Studiare l'immigrazione".

Melissa Blanchard
"Donne senegalesi immigrate a Marsiglia: traiettorie sociali e carriere professionali".

martedì 23 febbraio - ore 18:00
Trento - Facoltà di Sociologia
via Verdi 26 (Sala riunioni - secondo piano), a partire dalle ore 18:00.

I confini dentro: come pensare l’Altro in un mondo "mobile"

Secondo Marc Augé non è strano “che oggi si faccia a fatica a pensare lo spazio e l’alterità” (Tra i confini).

A volte si parla, a questo proposito, di crisi di identità. Ma questa è, per parlare più propriamente, una crisi dello spazio … e una crisi dell’alterità. Era la stabilità dell’altro che rendeva l’identità concepibile e facile.

L’“altro lontano”, infatti, lo incontriamo tutt’al più (quando noi siamo) in vacanza, o nei documentari. Per l’“altro vicino”, tutte le culture sono attrezzate con appropriate strategie e meccanismi di esclusione, che vanno dalla segregazione al pettegolezzo, passando per le divisioni delle città in quartieri su base etnica e/o sociale.

Sono questi i confini di cui parla Augé, i confini che la globalizzazione ha fatto saltare, “offuscando” la categoria dell’altro e, con essa, le certezze delle identità. Saltano i confini spaziali – quelli che le persone attraversano – ed insieme saltano i confini culturali – quelli che passano attraverso le persone e le comunità. I muri di recinzione costruiti a difesa dei confini sono davvero emblematici di questa nostra epoca.

L’identità si definisce per differenza, ed anche se è un fenomeno intrinsecamente dinamico, “funziona” solo in tanto in quanto ci appare stabile. Un facile esempio può essere quello dell’identità personale: in situazione normali, essa ci appare stabile ed immutabile (siamo sempre stati noi stessi) nonostante la chiara evidenza che non siamo sempre stati uguali a noi stessi.

C’è stata una fase della mia vita in cui sono stata alta circa 120 centimetri ed andavo pazza per le figurine. Oggi non sono più la stessa, ma giurerei di essere sempre io: non sono diventata un’altra persona.

Il problema dell’identità si pone rispetto a ciò che è altro da noi. Abbiamo difficoltà ad indicare ciò che ci definisce, ma troviamo facilmente ciò che ci rende “diversi”. L’espressione “mettere i paletti” – puntualizzare ciò che ci appartiene e ci distingue – è davvero appropriata.

Ogni immagine dell’“Altro” è un esercizio di riflessività che dice molto della cultura che l’ha elaborata e di solito molto poco dell’oggetto al quale si applica.

Ora, i rapporti di potere non solo si “riflettono” negli stereotipi, ma si riproducono attraverso di essi fino al punto da produrre il “rovesciamento dello stigma”, il meccanismo per cui il “giovane emarginato” si identifica in una controcultura, o gli immigrati si mettono a vendere artigianato “etnico” (e le controculture si prendono magari la loro “rivincita” integrandosi come  “mode”). Ma anche il meccanismo per cui il figlio del musulmano, nato e cresciuto a Parigi o Londra, può finire con il riconoscersi in movimenti fondamentalisti che – da questo punto di vista – non sono meno post-moderni delle mode etniche.

a furia di parlare di islamici, a furia di voler dare un nome a un gruppo di persone che in molti casi non avevano alcuna intenzione di rivendicare la propria provenienza da questo o quel paese o la propria appartenenza a questa o quella religione, si è instillata in loro la voglia di dire: “ebbene sì, visto che continuano a ripetermelo son un beur, sono un islamico”.

Questi esempi mostrano ciò possiamo chiamare la “crisi dell’alterità”. La dissoluzione dei confini non ha eliminato le differenze, ma le ha “rispedite al mittente”, lasciandoci alle prese con “un mondo mobile e illeggibile” (è il titolo del primo saggio, di cui è disponibile qualche pagina in Google Books): il figlio dell’immigrato musulmano che cresce e viene educato in Italia, è italiano come mio figlio? o non è italiano? o è italiano in un modo diverso? riconoscere stessi diritti e stessi doveri è rispettoso delle “differenze”? o è una vera e propria forma di assimilazione?

Considerando la posta in gioco, e lasciando da parte il bon-ton del politicamente corretto (che non è una categoria scientifica, e tantomeno una categoria “critica”), non deve insomma stupire più di tanto che su questi temi il dibattito appaia ogni giorni più esasperato.

Immagine tratta da: Flickr (CC)