Filed under: Italia

Avvitamento?

I comuni non hanno i soldi. Le province, men che meno (le vogliono pure abolire, frammentando finanziamenti e interventi). Ogni volta che succederà qualcosa (tipo emergenza neve), si lascerà andare tutto in malora, e poi si chiederà lo stato di calamità.

Siccome però i soldi non ci stanno neanche a livello centrale, verranno stanziati perché non si potrà dire di no, ma poi non verranno effettivamente distribuiti, come sta accadendo da un annetto a questa parte. 

Per un po' le aziende ci cascheranno, ma alla fine non più. Con tutta la buona volontà, non avranno più molto da anticipare per gli interventi in emergenza. 

Conclusione: ulteriore delegittimazione dello Stato (a che serve?) e degli enti locali (che fanno?). E si ricomincia il giro. Verso il basso.

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Come nel Regno delle Due Sicilie

Con i 150 anni d'Italia bisogna dire che alla fine ha vinto la cultura del Regno delle Due Sicilie". Parola di Duilio Gruttadauria, il patron della Ecosfera, finito in manette oggi in Abruzzo. Al telefono con l'architetto Paolo Desideri, Gruttadauria, originario di Caltanissetta spiega che: "Adesso anche dalle parti di Milano e Varese, allineano personaggi in perfetto stile napoletano!". E l'interlocutore a sua volta gli da ragione e ribatte che "è un segno della  globalizzazione: 100 anni fa l'Unità d'Italia si faceva sulle trincee della Prima Guerra Mondiale, adesso invece si fa nei giri di valzer degli appalti e delle gare di progettazione".

Il boom mondiale delle scienze sociali

Évolution du nombre de journaux (en milliers)

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Évolution des langues utilisées dans les publications en sciences sociales

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via scienceshumaines.eu

Interessante articolo sul ruolo crescente di alcuni paesi emergenti nel campo delle scienze sociali - a fronte di una indiscussa centralità dei paesi occidentali (primo grafico).

Personalmente sottolineerei, nel secondo grafico, il vistoso calo delle pubblicazioni in italiano. Pubblichiamo di più in inglese? Speriamo.

Oecd. Italia - Corea: per il momento vincono ancora loro

Se il modello di sviluppo che abbiamo scelto è - come ogni tanto in preda al pessimismo mi viene di pensare - quello coreano, abbiamo ancora un po' di strada da fare.

Bassi redditi e bassi consumi interni, guadagni e profitti basati principalmente sulle esportazioni, sfruttamento di know-how prodotto all'estero: se questo è il nostro obiettivo, la Corea è molto più attrezzata.

Come si vede infatti dai grafici che riportano i dati dell'Oecd (cliccandoci sopra appaiono a dimensione intera), il reddito mediano dell'Italia è un pochino più basso di quello della Corea, ma segnala - almeno in teoria - una minore diseguaglianza sociale: mentre infatti il decile degli italiani più ricchi guadagna un po' di [meno] più (ma forse dichiara di meno), quello degli italiani più poveri guadagna di più.