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Le reazioni sociali alla crisi cognitiva << Italianieuropei

Il riformismo italico finora si è appoggiato per darsi un’aria di famiglia agli esiti dei riformismi europei, comunque ben più solidi. Inoltre pallide imitazioni neolib e socialdemocratiche non hanno aiutato a capire dove andiamo e perché, e se possiamo avere un futuro decente o no. Queste valutazioni possono apparire troppo drastiche, ma riflettono il senso comune diffuso proprio nei movimenti che analizziamo. Non c’è solo la reattività al berlusconismo e ai suoi esiti più oltranzistici, ma evidentemente anche la consapevolezza che il riformismo non sta producendo un bel niente, avendo ceduto su tutto, dal finanziamento pubblico alla scuola privata, a riforme e controriforme della scuola e dell’università finalizzate a renderle più aziendali sotto la maschera dell’Europa e sempre in un regime di risorse decrescenti. Il primo discrimine per un futuribile riformismo sarà allora questo: non più riforme senza risorse aggiuntive, dato che abbiamo paradossalmente accumulato solo svalorizzazioni e disinvestimenti. Le voci dei movimenti vorrebbero bensì interloquire con i partiti progressisti, ma raramente ottengono poco più che un ascolto retorico e vaghi impegni. La loro dinamica futura dipenderà anche da questa capacità di ascolto, e soprattutto dalle risposte fornite.
Carlo Donolo su italianieuropei.it