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Avvitamento?

I comuni non hanno i soldi. Le province, men che meno (le vogliono pure abolire, frammentando finanziamenti e interventi). Ogni volta che succederà qualcosa (tipo emergenza neve), si lascerà andare tutto in malora, e poi si chiederà lo stato di calamità.

Siccome però i soldi non ci stanno neanche a livello centrale, verranno stanziati perché non si potrà dire di no, ma poi non verranno effettivamente distribuiti, come sta accadendo da un annetto a questa parte. 

Per un po' le aziende ci cascheranno, ma alla fine non più. Con tutta la buona volontà, non avranno più molto da anticipare per gli interventi in emergenza. 

Conclusione: ulteriore delegittimazione dello Stato (a che serve?) e degli enti locali (che fanno?). E si ricomincia il giro. Verso il basso.

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I ripudiatori del debito | Mappe di Subecumene

Altri paesi con volumi di debito paragonabili ai nostri non sono nelle strette della speculazione come noi e non ricevono imperiose ingiunzioni all’austerità come quelle che riceviamo noi. Segno che il denaro del debito non è stato investito per risolvere le vulnerabilità strutturali della nostra economia. Ulteriore atto d’accusa, si dirà, contro la nostra classe dirigente. Certo! Ma in Italia c’è un’opinione pubblica scarsamente attenta e partecipe – ce lo dicono i dati dell’editoria sulle vendite di quotidiani e settimanali — che non è certo più sollecita verso il bene pubblico di quanto sia la sua corrotta classe dirigente.

da Mappe di Subecumene

Eurobond without representation?

No taxation without representation” is a fundamental principle of democracy, but this is not compatible with joint and several liability for other Eurozone countries’ debt unless Europe (or rather the Eurozone) becomes a political union. Holding taxpayers in thrifty countries fully and unconditionally liable for spending decisions taken in other countries would most likely turn into a poison pill for EMU. Political resistance against EMU would rise in the stronger countries, eventually leading to a probable break up of EMU.
Daniel Bell on voxeu.org

thx @pratichesociali

Alla ricerca dell'autorità perduta - Ilvo Diamanti

«Come immaginare che possano riscuotere "prestigio" e deferenza tra i cittadini? Se riproducono i vizi e le debolezze del popolo, perché dovrebbero ottenere privilegi e riconoscimento da parte del popolo? Oggi che la crisi minaccia la condizione economica e sociale, la vita quotidiana di tutti?
«Questa fase mi pare particolarmente insidiosa. Difficile da superare. È frustrata da un grande deficit di autorità  -  e di potere. Da una grande povertà di riferimenti etici e di comportamento. Un problema aggravato, (non solo) in Italia, dalla scarsità di attori e persone credibili. In grado di "dire" le parole necessarie a esprimere il sentimento del tempo. (Ne abbiamo tracciato una "Mappa", un mese fa, su Repubblica). Ma, soprattutto, di tradurle in pratiche coerenti. Di dare il buon esempio».
Ilvo Diamanti su repubblica.it

Giusto. Siamo alla ricerca di leader credibili in quanto capaci di costituire "buoni esempi". Ma la storia è piena di leader credibili che non sono stati affatto buoni esempi di condotta morale. Il leader, tutto sommato, è una funzione, le cui qualità dipendono molto dal "popolo", dai seguaci. Abbiamo i leader che ci meritiamo.
E poi, personalmente penso che per superare questa crisi, più che di riferimenti etici, l'Europa abbia bisogno di idee nuove ...

Le reazioni sociali alla crisi cognitiva << Italianieuropei

Il riformismo italico finora si è appoggiato per darsi un’aria di famiglia agli esiti dei riformismi europei, comunque ben più solidi. Inoltre pallide imitazioni neolib e socialdemocratiche non hanno aiutato a capire dove andiamo e perché, e se possiamo avere un futuro decente o no. Queste valutazioni possono apparire troppo drastiche, ma riflettono il senso comune diffuso proprio nei movimenti che analizziamo. Non c’è solo la reattività al berlusconismo e ai suoi esiti più oltranzistici, ma evidentemente anche la consapevolezza che il riformismo non sta producendo un bel niente, avendo ceduto su tutto, dal finanziamento pubblico alla scuola privata, a riforme e controriforme della scuola e dell’università finalizzate a renderle più aziendali sotto la maschera dell’Europa e sempre in un regime di risorse decrescenti. Il primo discrimine per un futuribile riformismo sarà allora questo: non più riforme senza risorse aggiuntive, dato che abbiamo paradossalmente accumulato solo svalorizzazioni e disinvestimenti. Le voci dei movimenti vorrebbero bensì interloquire con i partiti progressisti, ma raramente ottengono poco più che un ascolto retorico e vaghi impegni. La loro dinamica futura dipenderà anche da questa capacità di ascolto, e soprattutto dalle risposte fornite.
Carlo Donolo su italianieuropei.it