Appunti di Sociologia

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Rooted (via spaceandculture.org)

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Karczeby

Adam PańczukKarczeby (2008-2009)

“In one of the dialects spoken in the east of Poland, which is a mixture of Polish and Belorussian, people strongly attached to the soil they had been cultivating for generations were called ‘Karczeby’. With their bare hands Karczeby cleared forests in order to grow crops. The word karczeb was also used to describe what remains after a tree is cut down — a trunk with roots, which remains stuck in the ground. This also applied to people — it was not easy for the authorities to root them out from their land, even in the Stalinism times. The price they paid for their attachment to their soil was often their freedom or life. After death, buried nearby their farmland, a karczeb himself became the soil, later cultivated by his descendants.”

Karczeby 2

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Ho firmato per il Public Domain Manifesto

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Ho firmato il manifesto per il Public Domain, perché penso che - al di là di alcune legittime necessità di riservatezza su brevetti e scoperte - sia fondamentale rendere più aperti il mondo dell'educazione, della ricerca e della cultura.
http://publicdomainmanifesto.org/italian.

 

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"Santa" tecnologia (da ComunicLab)

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Internet e  religione – apparentemente due concetti distinti e lontani.
In realtà l’offerta tecnologica sulla religione è vastissima e comprende attività che vanno dal leggere la Bibbia, ricezione della preghiera del giorno via mail, accensione di candele virtuali e visione dei discorsi del Papa. Il portale cattolico, offre notizie e informazioni, fornendo la top ten dei siti cattolici. Tra questi www.unfrancescano.net , il quale racconta la storia di San Francesco ed è dotato di una chat attraverso cui è possibile pregare insieme agli altri utenti o partecipare alle discussioni su tematiche come l’amicizia e la famiglia.

Il post ricorda anche che il portale http://www.pope2you.net/ ha avuto nel solo periodo natalizio oltre 2 milioni di contatti.

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Perché la sociologia non ha senso dell'umorismo?

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In Italia, l'umorismo accademico è un genere ben poco diffuso. Comunque qui - nel nostro piccolo - cerchiamo di darci da fare ... quando troviamo qualcosa su cui si può ridere senza apparire troppo cinici.

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A qualcuno piace trash

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Il sito Comunicazione Perbene ha condotto un’indagine sulla Televisione rivelando lo scontento di molti telespettatori soprattutto rispetto a determinati programmi. I più bersagliati sono gli stessi che ottengono grande audience: i reality show.
Il 65% dei partecipanti alla ricerca ritiene che i reality show sarebbero da eliminare dai palinsesti, mentre al 57% non piacciono i quiz che regalano cifre esorbitanti.

I risultati della ricerca - basati su "letterine a Babbo Natale" inviate dai visitatori del sito stesso, persone dunque a cui piace la Comunicazione Perbene - sottolineano tutt'al più la diversità delle caratteristiche dei pubblici della tv e del web.
In conclusione: a parecchi piace ancora trash. Quelli ai quali comincia a non piacere, hanno già lasciato da tempo la tv generalista.

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Ancora su "L'Italia fatta in casa"

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cosa prevede di nuovo il “Programma di azioni per l'inclusione delle donne nel mercato del lavoro” al fine di promuovere questo modello di patto generazionale?
Subito dopo il paragrafo citato, il documento fa riferimento a tre possibili misure per sostenere il patto intergenerazionale di cura reciproca: agevolazioni fiscali o trasferimenti monetari e in natura; possibilità di cumulare crediti per prestazioni sociali; dovere di assicurare a chi ha oneri di cura contratti e orari di lavoro flessibili.
Di fatto non c'è nulla dal lato dell'offerta pubblica di servizi

Vedi anche:

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Prima il grammofono ... e adesso pure i social networks!

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Questa me l'ero tenuta per dopo le feste. Sulla scia delle polemiche - giornalistiche e televisive soprattutto - sugli effetti dei social network nel ridefinire relazioni sociali ed amicizia, Giovanni Boccia Altieri ha pubblicato un post di fine d'anno non solo interessante, ma davvero divertente. Traggo questa citazione:

Non posso fare a meno di pensare alla mamma di Robertino in "Ricomincio da Tre", quando attribuiva le cause di tutti i mali del mondo all'invenzione del grammofono e della minigonna:

Ma voglio anche ri-citare la battuta di Altan ricordata da Zambardino

Figlio in poltrona alla tv, padre in piedi:

Padre: sempre lì a rincoglionirti con la televisione, veh?

Figlio: tutta invidia, perché te ti sei dovuto rincoglionire con la radio.

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Pettegolezzi, chiacchiere, rumors

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Nel post precedente, accennavo al bisogno che abbiamo di raccogliere informazioni sulle persone che conosciamo poco o non conosciamo affatto, e che - per una ragione o per l'altra - consideriamo rilevanti o significative.

Che siano vicini di casa, produttori di elettrodomestici, candidati politici o star dello spettacolo, questo interesse finisce per produrre chiacchiere e pettegolezzi. Il che spiega tanto il successo dei giornali "scandalistici", quanto quello del buzz marketing. Anche le persone meno pettegole finiscono infatti per parlare della qualità dei prodotti di questo o quel commerciante, o per raccontare - solo ai parenti più stretti, naturalmente! - che hanno visto il figlio della vicina passare con una nuova fiamma vestita così e così.

Attraverso questa circolazione di informazioni - in sé poco controllabile - si vengono a costituire rappresentazioni condivise di persone o anche di cose (la reputazione), che di solito hanno la caratteristica di essere totalizzanti (si parla in sociologia di "etichetta" o - in senso negativo - di "stigma").

Queste rappresentazioni poggiano a loro volta su altre rappresentazioni, valori e norme che vengono ad essere "attualizzate" proprio dalla relazione comunicativa costituita dalla chiacchiera. Il pettegolezzo diventa così uno strumento formidabile di controllo sociale (nei confronti della persona "chiacchierata") e di riconferma del legame sociale e dei valori condivisi (da parte di coloro che "chiacchierano"). Il semiologo Fabbri parla di vere e proprie armi parlanti.

Il pettegolezzo non svolge la sua funzione in relazione alla verità/falsità dei contenuti trasmessi, ma in relazione ai giudizi ed ai commenti che veicola. Anche se quello che viene detto di una persona non corrisponde a verità, è il giudizio generale a produrre i risultati voluti. Il timore dello stigma produce infatti conformità dei comportamenti; mentre lo stigma da parte sua produce esclusione (ed alla lunga devianza o allontamento).

Da sottolineare peraltro come spesso l'inappropriatezza dei comportamenti viene interamente proiettata all'esterno da parte di un gruppo verso un altro gruppo. Sarebbero ad esempio solo gli immigrati, o gli abitanti delle periferie, a commettere certi reati. Solo "certe persone" possono fare "certe cose". Riservandomi di tornare su questo aspetto, mi limito a segnalare il fatto che la definizione del confine noi-loro (identità) è di importanza capitale non solo nell'affermazione del legame sociale e dei valori condivisi, ma anche nel costruire la credibilità della chiacchiera, come è possibile constatare ad esempio nel buzz marketing (noi clienti - loro produttori).

Nei confronti del destinatario, l'oggetto del pettegolezzo si trova infatti normalmente in una posizione svantaggiata rispetto alla fonte: mentre cioè il destinatario conosce bene e/o si fida della fonte, spesso non conosce affatto - o conosce poco - la persona o la cosa chiacchierata. Poiché in questi casi la credibilità dell'informazione dipende quasi interamente dalla credibilità della fonte, anche se il fatto non è "oggettivamente" vero (quel cellulare non è veramente il migliore in commercio; quel fruttivendolo non è veramente così disonesto), il giudizio viene accolto come informazione significativa (quell'utente è veramente molto soddisfatto di quel modello di cellulare; quel cliente è veramente molto scontento del fruttivendolo).

Leggi anche: N. Elias e J. L. Scotson, Strategie dell'esclusione, Bologna, Il Mulino; M. Livolsi e U. Volli, Rumors e pettegolezzi, Milano, FrancoAngeli; R.D. Sommerfeld et al., "Gossip as an alternative for direct observation in games of indirect reciprocity";

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Scandali e ipocrisia

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Le infedeltà di Tiger Woods sono l'argomento di un post di Everyday Sociology Blog, che illustra una delle possibili interpretazioni - quella funzionalista - del nostro ossessivo interesse per gli scandali ed in particolare per quelli legati alle infedeltà coniugali.

Non pochi considerano ipocrita chi si "scandalizza" per le infedeltà coniugali e/o le intemperanze sessuali di celebrità e politici. Come a dire: "chi è senza peccato scagli la prima pietra". Scagliare pietre (o altro) è sempre sconsigliato, naturalmente, ma nella celebrazione mediatica dei grandi scandali pubblici è possibile vedere una celebrazione collettiva dei valori considerati importanti da una società.

Ma se l'infedeltà è tanto diffusa, in che senso la fedeltà coniugale è un valore importante e condiviso? Se è vero che - come qualcuno ha detto - "Due cose sono certe nella vita: la morte e l'adulterio", è anche vero che pochi sono disposti ad accettare con olimpica serenità il tradimento. O a consigliare l'adulterio alla propria migliore amica. Si tratta insomma di un valore condiviso nel senso che la gran parte di noi ritiene che in generale la fedeltà sia una cosa giusta: tant'è che - anche se sappiamo che nessuno è un santo - l'adulterio resta una delle cause principali di divorzio.

A ciò si aggiunga il fatto che abbiamo la tendenza a costruire immagini totali (e quindi un po' integraliste) delle persone: tendiamo cioè a supporre che chi è infedele e bugiardo in casa, lo sia anche nella vita pubblica. Questo vale per il vicino di casa non meno che per le celebrità, mentre naturalmente non vale per noi stessi o per le persone che conosciamo più intimamente. Ma è proprio delle informazioni che riguardano le persone che non conosciamo intimamente che potremmo avere più bisogno per poterci fare un'opinione sul mondo che ci circonda.

Nella prospettiva funzionalista la celebrazione collettiva dello scandalo attraverso i media servirebbe a rinsaldare il legame sociale e a riaffermare il fatto che certi valori sono effettivamente condivisi ed importanti. Oltre a Durkheim, l'autrice del post cita il volume di Dayan e Katz Media Events: The Live Broadcasting of History (Le grandi cerimonie dei media. La storia in diretta): un testo che, pur insistendo forse troppo sulla capacità dei media di creare codici condivisi di interpretazione della realtà, descrive la funzione celebrativa e rituale dei grandi eventi mediatici.

D'altra parte, l'autrice ci ricorda anche che in una società complessa i "valori importanti" possono essere numerosi e in conflitto fra di loro. IEd è forse questo che forse ci fa apparire un pochino più ipocriti nel momento in cui ci "scandalizziamo" per gli errori o i vizi degli altri, mostrandoci non solo migliori, ma anche meno complicati, di quanto effettivamente non siamo.

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inverse correlation, or causality « scatterplot

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Headline at CNN.com:
Megan Fox voted worst – but sexiest – actress of 2009

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