Appunti di Sociologia

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Gli Italiani sono razzisti?

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(dal Webmagazine di Farefuturo)

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Prima il grammofono ... e adesso pure i social networks!

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Questa me l'ero tenuta per dopo le feste. Sulla scia delle polemiche - giornalistiche e televisive soprattutto - sugli effetti dei social network nel ridefinire relazioni sociali ed amicizia, Giovanni Boccia Altieri ha pubblicato un post di fine d'anno non solo interessante, ma davvero divertente. Traggo questa citazione:

Non posso fare a meno di pensare alla mamma di Robertino in "Ricomincio da Tre", quando attribuiva le cause di tutti i mali del mondo all'invenzione del grammofono e della minigonna:

Ma voglio anche ri-citare la battuta di Altan ricordata da Zambardino

Figlio in poltrona alla tv, padre in piedi:

Padre: sempre lì a rincoglionirti con la televisione, veh?

Figlio: tutta invidia, perché te ti sei dovuto rincoglionire con la radio.

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inverse correlation, or causality « scatterplot

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Headline at CNN.com:
Megan Fox voted worst – but sexiest – actress of 2009

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Intervallo latino: gli effetti dell'ozio e dell'isolamento

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P. Scipionem, Marce fili, eum, qui primus Africanus appellatus est, dicere solitum scripsit Cato, qui fuit eius fere aequalis, numquam se minus otiosum esse, quam cum otiosus, nec minus solum, quam cum solus esset. Magnifica vero vox et magno viro ac sapiente digna; quae declarat illum et in otio de negotiis cogitare et in solitudine secum loqui solitum, ut neque cessaret umquam et interdum conloquio alterius non egeret. Ita duae res, quae languorem adferunt ceteris, illum acuebant, otium et solitudo. Vellem nobis hoc idem vere dicere liceret, sed si minus imitatione tantam ingenii praestantiam consequi possumus, voluntate certe proxime accedimus.

Catone che fu quasi suo coetaneo - o figlio Marco - scrisse che Scipione, che per primo fu chiamato Africano, era solito dire che non era mai meno in ozio di quando era in ozio, né meno solo di quando era solo. Davvero un'affermazione magnifica e degna di un uomo grande e sapiente; che mostra come egli fosse solito pensare agli affari pubblici quando era in ozio e parlarne quando era solo, cosicché non interrompeva mai e non gli mancava mai il dialogo con un altro. E' così che veniva stimolato da due due cose che portano agli altri debolezza, l'ozio e la solitudine. Vorrei che fosse vera anche per noi questa stessa affermazione, ma se con l'imitazione non ci è possibile conseguire pienamente tanta eccellenza d'ingegno, con la volontà certo ci avviciniamo moltissimo.

Dedicato ovviamente ai bloggers "fancazzisti".

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E' come internet, ma senza i computer

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Ma la più bella degli ultimi tempi l'ho sentita oggi in radio, andando a Matera. Vergassola intervistava Giovanni De Mauro (figlio di Tullio e direttore di Internazionale). Si parlava della redazione e di come funzionasse, finchè Vergassola ha capito com'erano organizzate le riunioni redazionali e ha avuto un'intuizione illuminante: «E' come internet, ma senza computer. Vi vedete lì e parlate direttamente.»

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Graphic Sociology » Hey Jude the flowchart

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Flowchart of Beatles song 'Hey Jude' created by dannygarcia inspired by jeannr

Flowchart of Beatles song 'Hey Jude' created by dannygarcia inspired by jeannr

What Works

I love it when I find evidence that someone has taken something not at all visual or even all that hierarchical and turned it into an information graphic. It can be difficult to convince people (and here I mostly mean academic sociologists) that developing information graphics is a critical part of communicating research findings or teaching concepts. Coming across examples like this helps – then again, it’s pretty easy to dismiss this as a silly exercise unrelated to the important work sociologists are doing.

I love the loop on ‘na’ at the end.

Good use of gray scale, too.

What needs work

I am now curious about developing a way to understand how to choose a path. When should Jude ‘make it better’ vs. ‘let her into your heart’?

References

dannygarcia at the blog Danny Garcia.

 

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Biology and sociology

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If new born baby looks like his father it is biology,
if he looks like his neighbour than it is called sociology

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Writing in the social sciences

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For those of us not actively toiling in a university, most modern writing in the social sciences can be placed into one of three categories. The first category, which is vast, consists of the arcane and the incremental — those studies so obscure, or which advance scholarship so infinitesimally, that they can be safely ignored by the general reader. (Not that this work isn’t important; it keeps academic publishing in business, and significant knowledge accretes in tiny drips on the way to tenure.) The second category consists of statistical proof of the obvious. (Some actual study findings published recently: “the parent-child relationship . . . commonly includes feelings of irritation, tension and ambivalence”; women are more likely to engage in casual sex with “an exceptionally attractive man”; and driving while text-messaging leads to “a substantial increase in the risk of being involved in a safety-critical event such as a crash.” Thank you, social science!) And in the third category, which is surely the smallest, are works of brilliant originality that stimulate and enlighten and can sometimes even change the way we under­stand the world.

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Sociologia di Paperopoli (PadovaNews)

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di Aldo Giannuli

Paperopoli è una società perfettamente laica, dove "Dio è morto": non si vede un prete o una chiesa, Qui, Quo e Qua frequentano un gruppo scoutistico di ispirazione laica, non partecipano mai a funzioni religiose, Dio non compare neppure come parola, nessuno muore e tutti sono immersi in un presente atemporale. C'é invece il mito della scienza che, attraverso Archimede, è in condizione di risolvere qualsiasi problema. La scienza, beninteso, come tecnica, separata dall'ideologia. L'intellettuale europeo c'è, ed è l'erudito Pico de' Paperis, la cui erudizione libresca, non risulta di alcuna utilità.

[...] E si comprende facilmente perchè una simile musica suonasse assai stonata alle orecchie di Don Camillo. Ma anche Peppone non aveva di che compiacersi per i successi di un fumetto che smentisce l'assunto di una società capitalistica fonte di infinite povertà.  A Paperopoli sono tutti benestanti, e qualche rara figura di mendicante è presto cancellata dall'immagine opulenta di un welfare che consente anche a sfaticati cronici come Paperino, o Pippo di vivere senza che gli manchi una casa, il pane quotidiano e persino l'auto o i soldi per offrire il cinema alla fidanzata.

L'istinto di rapina del capitalista - la sua inestinguibile "auri sacra fames"- diventa la simpatica eccentricità di un vecchietto burbero ma, a suo modo, generoso che colleziona dollari come altri farfalle.

Scompaiono le classi, la società paperopolese sembra uscita dai manuali della sociologia funzionalista americana: ogni individuo occupa un preciso gradino nella scala sociale e senza che questo dia luogo alla formazione di interessi collettivi contrapposti. Ciascuno può salire sino al vertice della scala sociale: come Paperone che ha accumulato tre ettari cubici di denaro partendo da un cent.

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Paper di sociologia

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I made up and used the word “hypercapitalism” in a sociology paper today. I’m feelin’ an A.
This subject has become less about learning and more about what I can possibly get away with.

casey.tumblr.com

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