Un
articolo de ilpost.it sostiene che Ilvo Diamanti - intervenuto sul tema dei pensionamenti dei "baroni" - preferisca tutto sommato tenersi i baroni che essere costretto ad andare in pensione senza aver raggiunto i requisiti minimi. Erroneamente Diamanti imputerebbe
il mancato raggiungimento dell’anzianità necessaria a una pensione soddisfacente a un pensionamento troppo precoce piuttosto che a un avvio troppo ritardato della professione. Avvio ritardato dalla deriva che Diamanti difende: gli sarebbe bastato infatti poter entrare di ruolo prima, per raggiungere i “requisiti minimi richiesti”: non avrebbe potuto fare il benzinaio, ma non si può fare il benzinaio e pretendere pensioni da professore universitario. Diamanti riceverebbe semplicemente la pensione congrua ai contributi che ha versato.
Gli attuali cinquantenni, si arrangino, insomma. Alcuni (quelli entrati a loro volta tardi in ruolo) non arriveranno forse al minimo, ma questo non fermerà il progresso.
Diamanti mette in dubbio anche il fatto che con i soldi risparmiati dall’università per ogni professore pensionato si possano assumere tre giovani ricercatori, come sostiene Carrozza.
Ma io aggiungerei: se pure fosse, se anche cioè per ogni "barone" in pensione si assumessero tre ricercatori, con quali fondi questi tre ricercatori potranno fare carriera in futuro? Con nessuno: parliamoci chiaro, l'idea è di inserire ricercatori con contratti a termine che insegnino al posto dei costosi professori. I costi per gli atenei sono di uno a due per gli associati e di uno a tre per gli ordinari (ecco perché per un ordinario che va in pensione, potrebbero entrare tre ricercatori). Fatevi un conto.
E consideriamo che - grazie ai ripetuti congelamenti e tagli ai famigerati scatti (non siamo contrattualizzati, ce li danno con la finanziaria) - attualmente io guadagno e costo molto ma molto meno di un mio corrispettivo di quindici anni fa. Quindici anni fa io c'ero, e mi ricordo quanto si guadagnava.
Naturalmente, la mia è una difesa di categoria, e ci terrei che fosse chiaro. In effetti lo è proprio.
Del resto non vedo in che modo le riforme allo studio (anche del PD) ledano gli interessi dei baroni, come pretenderebbero di fare. Sono loro ad andare in pensione prima? No, e comunque sarebbe indifferente, visto che andrebbero con il vecchio regime pensionistico. E questi "giovani" in attesa di entrare, non saranno con tutta probabilità i loro allievi o anche i loro figli? (facciamoci anche il conto generazionale: a me tornerebbe).
Io sinceramente la vedo così: le attuali riforme in discussione consentirebbero ai baroni, prima di andare in pensione a 65 anni con l'80% dello stipendio attuale 1) di sfruttare al massimo le ultime risorse; 2) di mettere dentro i loro (migliori allievi, forse, o forse i figli: i famosi "giovani"). Dopo la pensione, se staranno beati e tranquilli a godere dei meritati frutti.
Gli ultimi baroni. Dopo di loro, il diluvio.
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