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Università: i fondi non coprono (neanche) gli stipendi

I numeri parlano chiaro. A meno di novità dell'ultima ora, l'anno prossimo il fondo statale per le università si fermerà sotto quota 6 miliardi, mentre i soli stipendi a docenti e tecnici ne costano 6,5. Dal governo arrivano promesse di intervento, si è parlato di 400 milioni, ma vista la situazione di miracoli non è aria. C'è chi parla, con insistenza crescente, di sistema universitario statale tecnicamente in dissesto.
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Senza ordinari, chi dovrebbe governare l'Università?

Spazio ai giovani docenti, via i prof ultrasessantacinquenni: l'Universita' deve servire ai giovani non ai baroni. Stop al radicato meccanismo della parentopoli e del nepotismo, si' alla meritocrazia". Cosi' Mariastella Gelmini riassume, dal meeting di Viareggio 'Dedalo 2010' organizzato dai giovani del Pdl, i punti cardine della riforma universitaria che e' all'esame dell'aula del Senato.
via agi.it

Ok. Parlo "pro domo mea". Sono professoressa associata, e potrei ambire a diventare ordinario, quindi non vedo tanto di buon occhio l'idea che con le risorse che si dovrebbero liberare grazie al pensionamento degli ordinari, vengano solo assunti ricercatori. Si potrebbe anche usarle per far fare carriera ai ricercatori e agli associati attualmente in servizio ... :-)

D'altra parte, ho anche diverse amiche e diversi amici bravi, meritevoli e senza lavoro. Quindi, diciamo che potrebbe andarmi bene. Io non divento ordinaria per i prossimi dieci anni, e loro entrano. Benissimo.

Ma ... una volta in pensione i baroni, e trasformata l'Università in un luogo giovane, dinamico, ecc., chi la dovrebbe governare? A chi affibbiamo incombenze come quella di preside, rettore, direttore di dipartimento? Chi dovrebbe far parte delle commissioni di concorso? Chi dovrebbe valutare il merito? I ricercatori e gli associati senza prospettive di carriera? oppure il Ministro?

Ho l'impressione che questa furia contro i cosiddetti "baroni" produrrà solo atenei con personale a buon mercato, e lo smantellamento degli attuali meccanismi di autogoverno del sistema universitario.

(vedi anche il post "Diamanti a difesa dei baroni?")

Ceruti sulla Riforma Gelmini: farà fallire l'Università

C'è da domandarsi perché tanto consenso sui principi ispiratori abbia prodotto un ddl che li contraddice radicalmente. I principi sono quattro: l'autonomia dei singoli Atenei, alla quale il ddl ha risposto con decine di norme centralistiche; la promozione della responsabilità dei singoli Atenei, impedita di fatto dalla risibile autonomia; la valutazione dei risultati della ricerca e della didattica dei singoli Atenei. Ma senza autonomia e responsabilità non si saprà che cosa valutare e, soprattutto, con un'Agenzia della valutazione (ANVUR) privata di risorse e competenze non si saprà chi potrà valutare. Infine, il quarto principio, il merito, sarà soltanto un proclama vuoto di contenuti per due ragioni: senza sostegno alla qualità della formazione e della ricerca, il merito non potrà emergere e, senza sostegno al diritto allo studio, non potrà emergere il merito degli studenti meno abbienti.

Va detto però che sui principi ispiratori tutto questo consenso, in realtà, non c'è mai stato. In particolare sui principi di autonomia e responsabilità, e sulle procedure di valutazione, lo scontro ideologico in questi anni è stato molto forte.
I docenti non vogliono essere valutati, non si fidano (per certi versi anche giustamente) dei criteri di valutazione, e quindi rifiutano la valutazione in blocco. Risultato: regole sempre più complicate e controlli a priori sempre più formalistici, allo scopo di "garantire" tutti. A scapito, ovviamente, dell'efficienza, dell'efficacia, della produttività e quindi anche del merito.