Spazio ai giovani docenti, via i prof ultrasessantacinquenni: l'Universita' deve servire ai giovani non ai baroni. Stop al radicato meccanismo della parentopoli e del nepotismo, si' alla meritocrazia". Cosi' Mariastella Gelmini riassume, dal meeting di Viareggio 'Dedalo 2010' organizzato dai giovani del Pdl, i punti cardine della riforma universitaria che e' all'esame dell'aula del Senato.
Ok. Parlo "pro domo mea". Sono professoressa associata, e potrei ambire a diventare ordinario, quindi non vedo tanto di buon occhio l'idea che con le risorse che si dovrebbero liberare grazie al pensionamento degli ordinari, vengano solo assunti ricercatori. Si potrebbe anche usarle per far fare carriera ai ricercatori e agli associati attualmente in servizio ... :-)
D'altra parte, ho anche diverse amiche e diversi amici bravi, meritevoli e senza lavoro. Quindi, diciamo che potrebbe andarmi bene. Io non divento ordinaria per i prossimi dieci anni, e loro entrano. Benissimo.
Ma ... una volta in pensione i baroni, e trasformata l'Università in un luogo giovane, dinamico, ecc., chi la dovrebbe governare? A chi affibbiamo incombenze come quella di preside, rettore, direttore di dipartimento? Chi dovrebbe far parte delle commissioni di concorso? Chi dovrebbe valutare il merito? I ricercatori e gli associati senza prospettive di carriera? oppure il Ministro?
Ho l'impressione che questa furia contro i cosiddetti "baroni" produrrà solo atenei con personale a buon mercato, e lo smantellamento degli attuali meccanismi di autogoverno del sistema universitario.
(vedi anche il post "Diamanti a difesa dei baroni?")