Ceruti sulla Riforma Gelmini: farà fallire l'Università
C'è da domandarsi perché tanto consenso sui principi ispiratori abbia prodotto un ddl che li contraddice radicalmente. I principi sono quattro: l'autonomia dei singoli Atenei, alla quale il ddl ha risposto con decine di norme centralistiche; la promozione della responsabilità dei singoli Atenei, impedita di fatto dalla risibile autonomia; la valutazione dei risultati della ricerca e della didattica dei singoli Atenei. Ma senza autonomia e responsabilità non si saprà che cosa valutare e, soprattutto, con un'Agenzia della valutazione (ANVUR) privata di risorse e competenze non si saprà chi potrà valutare. Infine, il quarto principio, il merito, sarà soltanto un proclama vuoto di contenuti per due ragioni: senza sostegno alla qualità della formazione e della ricerca, il merito non potrà emergere e, senza sostegno al diritto allo studio, non potrà emergere il merito degli studenti meno abbienti.
Va detto però che sui principi ispiratori tutto questo consenso, in realtà, non c'è mai stato. In particolare sui principi di autonomia e responsabilità, e sulle procedure di valutazione, lo scontro ideologico in questi anni è stato molto forte.
I docenti non vogliono essere valutati, non si fidano (per certi versi anche giustamente) dei criteri di valutazione, e quindi rifiutano la valutazione in blocco. Risultato: regole sempre più complicate e controlli a priori sempre più formalistici, allo scopo di "garantire" tutti. A scapito, ovviamente, dell'efficienza, dell'efficacia, della produttività e quindi anche del merito.

Uscirà ufficialmente il 15 Febbraio 2010 (e sarà in libreria pochi giorni dopo) il volume a cura di Claudio Bezzi, Leonardo Cannavò e Mauro Palumbo,
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