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Nasce in Islanda la prima Costituzione in crowdsourcing - LASTAMPA.it

la bozza su cui stanno lavorando i venticinque membri dell’assemblea costituente viene regolarmente aggiornata e pubblicata online, con l’invito rivolto ai cittadini a inviare commenti e suggerimenti (alcuni dei quali, già assimilati all'interno del testo). 
 
Il pacchetto high tech è completo: oltre a un sito ufficiale, la nascente Carta può vantare anche gli account sui social network Facebook Twitter, sul servizio video YouTube e su quello fotografico Flickr. I numeri non sono esattamente quelli di Lady Gaga: la pagina Facebook “piace” solo a 1488 persone, su Twitter ci sono una settantina di iscritti e il video più popolare su YouTube raggiunge a malapena le 150 views. Cifre non certo stratosferiche, che vanno comunque calibrate sulle dimensioni del paese: l’intera Islanda ha poco più di trecentomila abitanti, la metà di Genova.

Da fans sui social media a cittadini

Popper sosteneva che in una democrazia il ruolo dei cittadini è quello di punire chi sbaglia, non quello di avanzare progetti. Ma si tratta di un compito complesso, perché il riconoscimento dell’errore presuppone un’analisi critica sul comportamento dell’amministrazione nel corso dei 5 anni precedenti, che non è stata compiuta dalle iniziative grassroot sui social media. L’interesse per la campagna elettorale e per i candidati è cominciata solo una settimana prima del primo turno. Il pubblico di internet ha demolito tutto quello che ha giudicato come menzogna negli eventi tra la seconda settimana di maggio e il 30 di maggio; il resto non è stato convocato in discussione.
Gli utenti dei social media hanno quindi interpretato bene l’etichetta che viene assegnata loro dalle piattaforme software: sono stati dei fan, ma non ancora dei cittadini.
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La conoscenza diretta del territorio e l’iniziativa concreta con gli altri abitanti sono l’orizzonte dei dispositivi on-line; il compito di continuare il rapporto con il pubblico, e non di coltivare l’ascolto ma di incentivare il sapere e la sperimentazione diretti dei cittadini sulla loro città, è uno degli obiettivi che speriamo venga assunto dalla nuova amministrazione. Potrebbe essere finalmente arrivato il momento in cui smettiamo di preoccuparci di comunicare, e cominciamo a porci il problema di avere qualcosa da dire, e molto da vivere insieme.

via Linkiesta.com

The Web and the social

Benché detesti l'espressione "the social", "il sociale" o - in francese - "le social", nel rimettere a posto le mie sottoscrizioni ai vari RSS su Google Reader, ho creato una cartella dal titolo "The Web and the social" -- e l'ho resa pubblica.

Il fatto è che l'espressione "web sociale" oggi significa tante cose diverse: allora ho deciso di assemblare in una categoria a parte i feeds di quei siti (organizzazioni, associazioni o riviste) che si occupano di come il Web possa essere di supporto ad attività ed iniziative di carattere sociale e/o politico, dal basso.

Ovviamente la cartella ha a sua volta un suo feed che può essere sottoscritto, e potrebbe arricchirsi a breve di nuovi feeds e contenuti.

Huis clos sur le Net - Italian edition

"Si dice sempre che i media tradizionali siano minacciati da queste fonti alternative. Ma quale lettura del mondo si ha attraverso Facebook e Twitter?", si è chiesto il direttore di France Info, Philippe Chaffanjon.  Si è fatto la domanda e si è dato una risposta. Almeno ci ha provato, attraverso un esperimento estremo di informazione online: cinque reporter rinchiusi per una settimana in una casa di campagna della Francia del Sud, con accesso solo a Twitter e Facebook.

L'esperimento, "Huis clos sur le Net" è andato in onda dall'1 al 5 febbraio: i risultati andavano seguiti in diretta sulle emittenti interessate: ogni sera c'era il notiziario dei reclusi con unica fonte i due social networks. Un sommario bilancio dell'esperimento ce lo hanno offerto Le radios francophones publiquesFrance info, LsdiPino Bruno in Italia

[Il grande fratello del giornalismo].

L'idea è apparsa interessante alla redazione di comuniclab.it, e cinque studenti di Scienze della Comunicazione di Roma hanno iniziato un esperimento simile.

Facebook sembra agli sperimentatori più promettente di Twitter (sic!): e alla fine, si scopre che su Facebook non ci sono notizie, ma inutili scemenze.

E io che invece mi pensavo ...

Il diario:

Aggiornamento del 24 febbraio:

Una delle sperimentatrici conferma di aver trovato più informativo Facebook di Twitter (http://bit.ly/bla917): forse l'esperimento non prevedeva la possibilità di iscriversi agli accounts dei principali quotidiani nazionali e dei canali televisivi, e quella di seguire i links?

Il digital divide (The Global Sociology Blog)

da Global Sociology Blog (@socprof)

Alcuni grafici che mostrano il digital divide, fenomeno del quale si dovrebbe sempre tenere conto quando si parla di democrazia in rete, ma anche di risorse di conoscenza "aperte" e quindi disponibili "a tutti". Sono le distanze a dover essere accorciate, naturalmente